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Navigazione: Stampa    Rassegna stampa    LA STORIA. Daniele Colli e un ritorno emozionante menu

Il Giro di Toscana si correrà tra una settimana, ma ha già un vincitore. Sembra assurdo e invece è proprio così. Si tratta di Daniele Colli, il corridore milanese a cui lo scorso novembre è stato diagnosticato un tumore al ginocchio, per il quale rischiava seriamente di perdere l'uso della gamba sinistra, e che invece domenica sarà di nuovo al via di una corsa di ciclismo, con la grinta e la simpatia che neanche una salita così impegnativa gli hanno tolto.

Pronto a riattaccare il numero sulla tua maglia Geox TMC?
«Prontissimo. Finalmente il momento che da tanto aspettavo è arrivato. Tornare a correre nella massima categoria non è facile, ma mi sento rinato. Sei mesi fa sembrava impossibile e invece, anticipando di ben tre mesi i tempi previsti, eccomi qui. Il recupero durissimo, ma più breve del previsto, ha una spiegazione ben chiara: sono un ciclista. L'hanno detto i dottori: "il ciclismo ti ha abituato a soffrire, a tener duro e a non mollare in nessun caso"».

Quanto sono stati difficili questi mesi?
«Ora è tutto un ricordo, ma solo chi mi è stato vicino sa cosa ho passato. Dopo che il male è stato rimosso, sono uscito dall'ospedale con 28 di ematocrito e non mi ricordavo neanche come si facesse a camminare. Ho vissuto per quattro mesi con le stampelle, affrontando giorno dopo giorno terapie su terapie. La prima volta che sono risalito in bici, ai primi di febbraio, è stato allo stesso tempo un massacro e una gioia indescrivibile. Con grande fatica sono riuscito a fare 10 km, erano davvero pochi, ma erano quelli che portavano al traguardo più importante della mia vita».

Ora fisicamente come stai?
«Bene e mi sembra incredibile. Ovviamente dovrò continuare a sottopormi ai soliti controlli di routine per due anni. Ogni volta che mi aspetta la risonanza ho l'angoscia, mi sembra di rivivere tutto quello che ho passato come in un flashback. Ormai il peggio è passato quindi penso ai miei prossimi appuntamenti in bici. Dopo il Giro di Toscana, prenderò parte al campionato italiano e andrò per un periodo in altura. In base alla condizione decideremo poi a quali corse prendere il via. Mi piacerebbe andare alla Vuelta...».

Chi ti è stato vicino?
«Sai, quando stai bene tutti ti sono attorno, ma nel momento del bisogno ti rendi conto di chi tiene davvero a te. Per questo ci tengo a ringraziare, oltre alla mia famiglia, due amici speciali come Bruno Arena dei Fichi d'India e Fabrizio Macchi. Il primo è quasi un fratello per me: a lui non interessa che io sia un ciclista professionista e a me non interessa che lui sia un comico famoso; il secondo scherzando mi diceva che avremmo corso assieme e mi ha aiutato molto a venire in contatto con ottimi medici. Un grazie anche a Marco Bellavia, presentatore, uomo di spettacolo (ex Bim Bum Bam), soprattutto un grande amico. Fondamentali per il mio recupero sono stati la MWM Italia del professor Morelli e il centro europeo fisioterapico di Roma di Salvatore Flaminio. Devo un ringraziamento anche alla mia mental coach Paola Pagani e alla mia squadra, che mi ha dato fiducia e cercherò di ripagare dando il mio meglio in sella. Per quanto riguarda i miei colleghi mi ricordo i tanti che mi hanno scritto, ma anche quelli che non mi hanno mandato neanche un sms».

Dopo tutto quello che hai passato cosa ti resta?
«Come ha detto Lance Armstrong: "Ho battuto un maledetto tumore, ora sono in grado affrontare qualsiasi cosa". A parte la bellissima citazione, io di certo non vincerò sette Tour de France (sorride, ndr), ma sono convinto di poter tornare a far bene già da quest'anno. Una grande vittoria nella vita l'ho centrata, ora penso a pedalare, con qualche consapevolezza in più. La vita è un dono prezioso, che va sfruttato al cento per cento, e le medicine devono servire solo ai malati, che sono i soli ad averne davvero bisogno».

Come ti immagini il tuo rientro?
«Guardando il video del ritorno in campo di Éric Abital (difensore del Barcellona che ha avuto la meglio su un tumore al fegato, ndr), accolto da un'ovazione al Camp Nou, ho avuto la pelle d'oca. Le nostre storie ci accomunano, chissà magari anche l'affetto dei tifosi. Domenica, ne sono certo,  sarà un'emozione vera».

Bentornato Daniele!

Giulia De Maio


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