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Nell’ambito delle patologie da sovraccarico funzionale al gomito sono da segnalare le tendinopatie degli estensori e dei flessori del polso e della mano che prendono il none di epicondilite omerale o “gomito del tennista” ed epitrocleite omerale o “gomito del golfista”.

Le strutture interessate interessate da tale patologia sono i tendini degli estensori e dei flessori di polso e mano all’inserzione, rispettivamente, su epicondilo ed epitroclea omerale.


(metti fig.)


L’irritazione tendinea sembrerebbe originata dalle vibrazioni trasmesse lungo l’avambraccio dopo il colpo inferto dall’attrezzo sportivo (racchetta da tennis, mazza da golf, giavellotto ect...) ed è più frequente nello sportivo amatoriale od a basso livello agonistico che non nell’atleta ad alto livello.

La tecnica corretta nell’esecuzione del gesto, nella presa dell’attrezzo sportivo così come nella coordinazione preservano l’articolazione dalla patologia.

Il dolore è sintomo principale che all’inizio si manifesta solo in taluni movimenti; per esempio l’epicondilite si manifesta inizialmente nel tennista solo nei colpi di battuta e rovescio, mentre l’epitrocleite in quelli di diritto. In seguito il dolore diviene continuo disturbando il riposo notturno e limitando la vita quotidiana poiché si risveglia con movimenti banali per esempio afferrando una bottiglia anziché lavandosi i denti.

La diagnosi è inizialmente clinica eventualmente integrata da esami radiologici standard per escludere microlesioni ossee e da RMN per indagare le strutture tendinee.

Il trattamento si riassume in riposo articolare, somministrazione di antinfiammatori non steroidei in fase acuta, e fisiokinesiterapia.

La fisioterapia è l’approccio più efficace per la cura del gomito del tennista e del gomito del golfista; è migliore, sul lungo termine, rispetto alle infiltrazoni di farmaci anti-infiammatori come i corticosteroidi. Lo afferma uno studio australiano pubblicato sulla rivista British Medical Journal. Quello condotto dai ricercatori della School of Health and Rehabilitation Science della University of Queensland è il primo studio randomizzato e controllato a lungo termine nel quale sono stati confrontati gli effetti della fisioterapia e della terapia con corticosteroidi a diversi intervalli di tempo.

Dall’analisi dei dati è emerso che le infiltrazioni con i corticosteroidi riducono l’infiammazione già dopo tre settimane di trattamento. I primi benefici della fisioterapia, invece, compaiono dopo 12 settimane; essi però, sono più duraturi: dopo circa un anno di fisioterapia il 94% dei rappresentanti di questo gruppo ha risolto il problema contro il 68% di coloro che sono stati trattati con le infiltrazioni.

Il trattamento riabilitativo che il CEF propone per queste patologie è sempre la tecarterapia™ associata alle tecniche di tecarmassaggio e tecarkinesi, è di notevole aiuto in questi casi l’associazione nel trattamento del massaggio connettivale e dell’ipertermia.



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